[Le Machin-Truc]
qui ci sono tutte le cose che risultavano troppo lunghe per essere pubblicate su casaruben....una occasione per ...
 





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mercoledì, settembre 29

RIOT ON AN EMPTY BLOG

Non starò qui a parlarvi di quest'album. Tra l'altro l'ho sentito solo una volta in cuffia da Ricordi.

Certo potrei riascoltarlo e parlarvene, tanto ce l'ho qui, sul pc. Ma non è il suo momento (per me).

Volevo solo proporre un gruppo di studio sulla partita a scacchi che stanno giocando i due re.

E senz'altro spodestare il_vile. Tanto per.

postato da: giogiogio | 29/09/2004 19:13 | commenti (16)

domenica, settembre 19

I gemelli della grondaia

Greg Dulli e Mark Lanegan. Due che vanno dritti per la loro strada. Strade che spesso coincidono. Gutter Twins sara' il nome del progetto che hanno in serbo i due. Intanto pero' escono questi due dischi pressoche' in contemporanea. Non si puo' certo dire che, a livello di presenza commerciale, se ne sentisse il bisogno. I Twilight Singers di Dulli avevano pubblicato da poco quello che e' il loro ultimo vero e proprio album e Lanegan aveva mandato alle stampe lo scorso anno gli out-take di Bubblegum generando il panico per la bellezza dell'EP Here comes that weird chill come antipasto di un succulento avvenire. Due dischi quindi che riesce molto difficile mettere in sieme se si prescinde dai loro autori. Uno, She loves you e' una raccolta di cover risuonate dai Twilight Singers,uno sfizio, mentre l'altro e' il suddetto "succulento avvenire". Ad unirli ovviamente le rispettive partecipazioni ai dischi dell'altro che colorano di rosso, rende visibile, manifesto, il filo che li lega. Ultimamente mi ero avvicinato molto ai due autori. Trovo in loro lo stesso gusto per una ricerca alle radici dell'emozione che ispira il mio ultimo rapporto con la musica. Lo dico qui: i dischi sono stati in parte una delusione per me. Ma la cosa e' dovuta esclusivamente all'attesa che avevo, avevo la parola "capolavoro" nascosta sotto la lingua. Invece....invece She loves you e Bubblegum sono "solo" due grandissimi dischi. Eccezionali. Ora pero', finito questa premessa, a tratti un po' forzata, per rendergli giustizia e' giusto parlarne separatamente. Chi a Roma ha visto i Twilight Singers avra' certamente zompettato con la loro cover di Hey,ya degli Outkast (io non c'ero ma l'ho procurata...). Come faccia Dulli a dare a quella canzone quella virata black che non ha mai avuto, o che gli Outkast (inguaribili giocherelloni) hanno messo in secondo piano, non lo so. Dopo pero' aver ascoltato She loves you mi rendo conto con quale profondita' Dulli si appropria delle canzoni che sceglie di reinterpretare. E' un colpo, boom, e i generi perdono di senso. Questo disco e' esattamente quello che dovrebbe essere un onesto disco di cover: un atto d'amore. Un atto d'amore alla musica. Dulli prende questa manciata di canzoni che sembra le abbia pescate a caso in un calderone raffreddato le tringe le pugno con quelle dita cicciotte e le manda giu' senza masticarle, senza deturparle ma senza neanche timore reverenziale. Se ne appropria nel senso piu' compiuto, le incorpora. Hyperballad di Bjork ne esce di una nuova intensita'carnale, la Strange Fruit che cantava Nina Simone, perde ogni eleganza e si sporca di cenere, il nostro si cimenta anche in una A love supreme che dell'originale di John Coltrane tiene appena la linea di basso celeberrima e ne conserva l'incanto di una litania e poi vi aggancia una versione strepitosa di Please stay (once you go away) di Marvin Gaye che a mio parere e' il vero pezzo forte del disco: da qui i petali neri iniziano aturbinare tutt'intorno accarezzando le guance piu' aride. E poi ancora Feeling graze di Hope Sandoval, pezzi di MAry J. Blige e Fleetwood Mac....fino al finale in cui e' addirittura la Summertime di Gershwin a dover sussurare piano, con un incedere doloroso, con la chitarra pizzicata dal buon Manuel Agnelli, che la messa e' finita. Dulli estrae dalle canzoni quello che spesso rimane sottopelle e riesce a tramutare in oro quel freno che le teneva legate ad altre storie, altri uomini, a tempi che non sono andati, a ferite ancora aperte. La coda perfetta di Summertime e'....When your number isn't up, la prima traccia del disco della Mark Lanegan Band. E una dopo l'altra, come se fosse la tua mano di un gioco a carte, le altre canzoni si spizzando sotto lo sguardo. Come fosse il caso ad averle destinate a te. e' sicuramente il disco piu' vario che Lanegan abbia mai fatto: 15 canzoni che vanno dalle arrabbiate o molto energiche (Methamorphine Blues conserva il suo splendore nonostante i ripetuti ascolti di Here comes that weird chill dove era anticipata, e poi Sideways in reverse-mah- , Driving Death Valley Blues e la divertente Head) alle splendide ballate che rimangono comunque il suo forte (la mia preferita One Hundred Days, Out of Nowhere -mooolto Calexico...-, Bombed, Morning Glory Wine) fino a canzoni piu' "antiche"(Strange Religion -semplice, ma la linea vocale mi piace un bel po'- e Like little Willie John) e poi quei gioiellini che sono Hit the City (ti si arpiona alle tempie e non ti molla) e Wedding Dress, entrambe impreziosite dalla presenza, davvero determinante, di Polly Jean Harvey. Che poi non e' neanche l'unica ospite...non faro' elenchi ma Queens of the Stone Age al completo e il Dulli bisogna dirli. Ma sono almeno due le cose che mi bloccano dall'adorazione completa e dal pieno godimento di questo lavoro. Prima: prendetemi pure per il culo, ma per me la tracklist e' disastrosa. Ovvio, se le canzoni sono belle l'album e' bello...e invece no, manca il filo conduttore...ma neanche, manca la costruzione, una narrazione interna, intrinseca che secondo me si poteva trovare. E' un punto importante per me. Determinante. E' cio' che mi fa distinguere una raccolta di canzoni da un album. Non credo si possa chiamarla coerenza interna. Pero' cosi' sistemate le canzoni, fatico a mettermi a mio agio. Diciamo che io le avrei messe diversamente. Secondo: le canzoni se sono ottimamente congeniate, ovvero arrangiate con gusto e suonate da padreterni, spesso mancano pero' di intrinseche qualita' compositive. Le linee melodiche sono molte volte (con notevoli eccezioni) piuttosto piatte, articolate abilmente dalla voce cavernosa e abissale del nostro e rinvigorite dall'interpretazione. Manca, mi sembra, della pura genialita'. D'altronde se questo disco non e' il migliore della discografia di Lanegan e' solo perche' il precedente era un capolavoro inarrivabile: un disco di cover...e dopo pero' aver ascoltato I'll Take Care of You mi rendo conto con quale profondita' Lanegan si appropria delle canzoni che sceglie di reinterpretare. E' un colpo, boom, e le firme perdono di senso. Quel disco e' esattamente quello che dovrebbe essere un onesto disco di cover: un atto d'amore. Un atto d'amore alla musica... ecc ecc..

postato da: il_vile | 19/09/2004 22:25 | commenti (9)