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venerdì, ottobre 22
La mala educaciòn Non solo sono state smentite queste aspettative e sono state violentemente ridotte a chiacchiericcio tutte le polemiche fatte intorno al film, ma a mio modo di vedere La Mala Educaciòn rappresenta una ulteriore evoluzione,la naturale conseguenza di tutta la sua produzione, preseguendo sulla stessa linea riuscendo ad andare nuovamente, per l'ennesima volta, oltre. Forse,anzi sicuramente, non e' formalmente impeccabile. Prosegue fino a meta', fino alla prima lettura del racconto fatta da Enrique, con assoluta perfezione. Il regista in crisi creativa che da forma alle immagini di un racconto che lo riguarda,la cornice grottesca di una storia nella storia in cui si inseriscono i travestiti, vere maschere del cinema almodovariano,e al cuore del racconto l'estrema delicatezza, il tocco vellutato, discreto e rispettoso, seducente con cui narra le vicende del collegio. Fino a quel rigolo di sangue.Da qui la cornice si dilata e ingoia generi su generi. Si ritorna al presente. Alla vicenda del regista Enrique, di Juan, Ignacio e poi Padre Manolo. Un intrigo sordido, costruito con acume ma che tende ad accavallare nuove verita' le une su le altre in modo vorticoso.Soffre un po', il film, in questa seconda parte, del peso della prima.Ma alla fine, come in ogni opera che supera perfino se stessa tutto si riconcilia in un significato che e' profondo.Tra i commenti che piu' mi hanno infastidito c'era chi parlava di abbandono delle donne, tnato amate del cinema almodovariano in favore di un film tutto al maschile.E' una evidente stronzata. Il cinema di Almodovar ha sempre giocato sulle categorie di maschile e femminile.Per la precisione sulle componenti maschili e femminili di ciascun essere umano. Giocando con questi elementi otteneva l'universalita' delle sue maschere. Le storie si sviluppavano su questo intreccio uomo/donna non solo esteriore, ma neanche solo interiore.Ne La Mala Educaciòn vedo il passo ulteriore non ancora compiuto. Ne' maschio,ne' femmina. Il filo conduttore del film a mio parere si alimenta di questo annullamento dell'identita' sessuale che funziona da moltiplicatore delle vicende umane. L'unico vero innamoramento, che riconosciamo come puro e' quello, tenerissimo, tra i due bambini. Poi il sesso, e l'amore, assumono altri significati. Per lo piu' strumentali. Sesso per ottenere altro. Molto femminile, a mio parere. Ed e' una caratteristica che appartiene a tutti i personaggi. E laddove la sessualita' non implode, il suo annullamento e' repressivo (come e' nel collegio, ma come si puo' anche supporre nel contesto della famiglia arcaica e dalla figura della madre di Juan e Ignacio).E torniamo dunque indietro. Al rigolo di sangue. L'immagine e' splendida: lungo il rigolo di sangue lo schermo si apre, come un sipario. E' in questo spazio, di annullamento delle differenze, di divaricazione estrema che Almodovar pone il suo sguardo. L'unico regista al mondo capace di ambientare un film dentro una ferita. Non e' un atto d'accusa questo film. E' una meravigliosa messa in scena delle passioni umane. Chi lo riduce ad altro ha tutta la mia pena, perche' non lo capira' mai. Vediamo solo il contrno perche' abbaiamo paura di ammettere il senso profondo delle cose. Puo' darsi. Sta di fatto che a mio parere cercare di capire i film di Almodovar attraverso l'approccio psicoanalitico/freudiano, consapevole o meno che sia, ci invischia in labirinti troppo piu' grandi noi. (Meglio a questo punto la teoria dello specchio di Lacan, ma questo e' un altro discorso). Juan dedica la sua vita alla rappresentazione della morte del fratello. Alla fine compie la sua espiazione impersonando Ignacio. Ma non quella morte, un'altra.In un nuovo senso e' sempre lui ad uciderlo.Amleto non ambita piu' da queste parti. Attraverso l'ambiguita' del personaggio di Juan, si realizza l'annullamento del punto di vista nel momento in cui replica se stesso. Ed ecco che andiamo ancora piu' indietro. Torniamo al collegio. A quelle scene magistrali, senza condanna, senza peccato da qualsiasi angolazione le si volgia guardare. A quella scena fantastica nel cinema in cui i due ragazzi si toccano, prendono contatto con la propria sessualita' (Enrique, quello che poi sara' il regista, mentre compie l'atto, gurda sempre lo schermo....).Quella storia d'amore stroncata dall'amore del prete per Ignacio. Una rappresentazione molto sofferta,forte ed intensa perche' molto umana. Il dramma umano piu' tipico dell'amore proibito. Il film rispetto a questo centro che non e' affatto tematico (come ha detto Almodovar, il ragagzzo sarebbe stato gay anche se il prete non avesse abusato di lui), ma narrativo e, direi, emotivo, costruisce un'impianto di narrazione molto articolato fatto di racconti scritti poi immaginati, poi impersonati,falsificati e verificati, e infine, messi in scena per essere filmati, l'uno dentro l'altro. Il tutto con una forte sovrapposizione di generi, dal noir al melodramma, in cui quel centro, quella piccola storia d'amore, viene affogata. Credo che rispetto ai difetti del film ritorni la distanza che Almodovar pone tra se e quella piccola storia. Ho l'impressione che attraverso tutto il film, compresa la rappresentazione di se stesso e del processo creativo, Almodovar crei degli schermi multipli che lo proteggano, delle barriere che fondino la distanza con un vissuto personale doloroso.E' qualcosa che condivide prima ancora che con i suoi personaggi, con il film stesso. E' per questo che amo molto questo film. Nei suoi pregi e nei suoi (piccoli) difetti e' un film molto umano, in cui l'autore mette in gioco se stesso e finisce per mettere in gioco anche le sue paure. Tenendole lontane, come fossero su uno schermo di un cinema. postato da: il_vile | 22/10/2004 14:38
| commenti (8) martedì, ottobre 19 La Citta' degli Angeli Neri
postato da: il_vile | 19/10/2004 14:26
| commenti (6) mercoledì, ottobre 06
Dear Boy, I’m the invisible girl that every day gazes at you in that room full of voices and absent-minded eyes like yours. The last woman you were loved by. Maybe you’ve heard about me in some February mornings, when an adorable face sang for you wherever finds you, when you thought without me you were nothing as I languished for my past. Now I’m listening to these memories. I’m listening to the same notes, to the same voice... but it’s a new language and every word suits the music with new harmonic motions and pauses and it finds a new way of being loved. It sounds like a new start for us. And you know, my Dear Boy, every new start expects something new and something old. Some parts here, some not. Something you wanted to change is still the same. Something you wouldn’t lose has been changed. Something has become better, something always goes wrong. Only some drops are exactly what we can remember of those days, but they’re not enough, they won’t give you back to me. You see, my Dear Boy, sometimes we think all we need is a Universal Key to open the absent-minded eyes that deeply sleep beyond our frontiers and so we lose the sight of the details that made us deeply understand. However maybe not everything had been told and the Universal Key should be useful to enrich ourselves and who really wants to listen to our sweet paranoia. So we can taste and enjoy this our new way of being together, but our shrieking violin-shaped hearts know that yesterday’s film is faded and that our arms are too thin to wrap us. With love, your Dear Girl postato da: giogiogio | 06/10/2004 00:34
| commenti (7) |